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EDITORIALE DEL 23.12.2009 - Consultato 1289 volte
Rialzo termico e fiumi in piena

L'atteso repentino cambio di circolazione su scala euroatlantica si è puntualmente concretizzato nelle ultime 36-48 ore come conseguenza della risoluzione del blocco anticiclonico in medioalta troposfera su oceano Atlantico, laddove al posto del promontorio di alta pressione di origine subtropicale, che in precedenza aveva favorito l'avvento di masse d'aria fredda dal nord Europa, è subentrata una vasta e profonda circolazione depressionaria che coinvolge in massima misura l'Europa centroccidentale ma che non manca di coinvolgere anche il bacino centroccidentale del Mediterraneo.

Essa favorisce l'insorgenza ed il persistere di calde ed umide correnti meridionali che da almeno un paio di giorni hanno investito al nostra penisola e quindi anche la nostra regione.

Tuttavia i solidi strati inversionali venutisi a creare su valle Padana come conseguenza della precedente irruzione fredda con nevicate annesse, esercitano una certa resistenza prima di cedere all'incalzare dei caldi flussi meridionali, ed anche nella circostanza attuale ciò si è manifestato, con un repentino rialzo termico sui rilievi appenninici ma non, almeno nella prima fase, su zone di pianura e costa.

Ciò in quanto l'aria calda subtropicale, meno densa e più leggera scorre al di sopra del sottostante strato freddo (l'aria fredda è più densa e pesante e tende a stratificarsi nelle aree pianeggianti o nelle vallate), non riuscendo inizialmente ad averne ragione.

Si tratta di un fenomeno alquanto comune ed è uno dei motivi principali per i quali il clima invernale padano è assai rigido (un tempo più di oggi).

L'intensità della fase fredda precedente ha però inizialmente mantenuto le temperature della zona pianeggiante e costiera ben al di sotto dello zero e le piogge provocate dallo scorrimento caldo-umido in quota in associazione al passaggio di alcuni sistemi frontali atlantici, hanno dato luogo al fenomeno cosiddetto del gelicidio (o più correttamente pioggia sopraffusa).

Quando negli strati troposferici intermedi vi è un afflusso di aria calda, i fiocchi di neve in caduta lo attraversano e fondono; successivamente le gocce di pioggia originate dalla fusione dei fiocchi, penetrano all'interno dello strato freddo presente nelle adiacenze del suolo e precipitano con temperature ambientali molto basse; se esse sono negative si ha il verificarsi di pioggia sopraffusa, vale a dire precipitazione liquida pur in ambiente a temperature sotto lo zero.

Le gocce, in queste condizioni, appena toccano il suolo congelano quasi all'istante originando strati di ghiaccio trasparente di estrema pericolosità e pesantezza.

Il verificarsi di piogge a temperature negative al suolo non è così infrequente e casi ben più gravi di quello appena occorso si ebbero nel marzo 1986 ed a Natale dell'anno 2000 (almeno in alcune aree) ed altri di minore entità si contano negli ultimi 15-20 anni.

Le condizioni idonee al verificarsi del fenomeno sono una ondata di freddo di una certa intensità cui fa seguito un repentino riscaldamento al di sopra dello strato inversionale venutosi a creare, associato al passaggio di un sistema frontale o allo scorrimento di aria assai calda ed umida proveniente dai quadranti meridionali.

Ovviamente affinchè il fenomeno abbia luogo occorre che lo strato invaso dalle correnti calde sia sufficientemente spesso con al suo interno valori termici ampiamente positivi.

Pertanto è del tutto sbagliata l'affermazione che di tanto in tanto colloquialmente si sente dire: "piove con temperature sotto lo zero, è perchè è troppo freddo per nevicare".

Non è mai troppo freddo per nevicare, anche se a temperature molto basse i fenomeni sono di norma di lieve entità, ma fisicamente è possibile la caduta di neve anche a temperature al suolo di -30/-40°C.

In realtà quando si ha pioggia anche a temperature negative al suolo significa che a quote più elevate è intervenuta aria calda in scorrimento in grado di fare fondere il fiocco, anche se noi, al suolo, non ce ne siamo accorti.

Il rapido rialzo termico di queste ultime 48 ore, soprattutto sui rilievi, ha determinato una rapida fusione del manto nevoso, cui si sono aggiunte piogge a tratti anche molto intense, specialmente sui crinali esposti a meridionale, come conseguenza del transito di alcuni sistemi frontali.

Solo su bassa pianura e costa le precipitazioni sono risultate modeste.
In tal modo è però stato favorito il rapido ingrossamento dei corsi d'acqua (effetto della fusione della neve in quota + piogge consistenti), e nei prossimi 2-3 giorni sarà questo l'aspetto da valutare con la dovuta attenzione, anche perchè questo tipo di circolazione è previsto insistere almeno per altre 48-72 ore, durante le quali si avranno ancora flussi meridionali o sudoccidentali assai miti con quota dello zero termico molto elevata (e pertanto assenza di precipitazioni nevose anche sulle cime dei monti) ed ancora piogge intermittenti, deboli o al più moderate su zone di pianura e costa, anche forti invece sui crinali appenninici.

Solo dal giorno 26 appare probabile un'indebolimento dei flussi meridionali a causa della minore ingerenza del vasto vortice ciclonico atlantico e dal possibili rialzo della pressione con condizioni generali improntate ad una maggiore stabilità associata ad un leggero calo termico.

Per il periodo di Capodanno la prognosi è ancora incerta, anche se appare probabile una persistenza di flussi oceanici sebbene meno intensi rispetto alla fase attuale e con temperature più vicine alla norma del periodo.

Ma torneremo sull'argomento la prossima settimana.

Nel frattempo auguriamo i più fervidi auguri di Buon Natale e tutti i lettori.

MeteoCenter/MeteoRomagna staff
 
 
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