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Dopo le nevicate temperature molto basse su buona parte della Romagna
Le attese nevicate, anche in pianura e fino alla linea di costa, si sono manifestate tra la serata di venerdì e la mattinata di sabato al seguito del transito di una saccatura in quota di provenienza artica marittima cui si è associato il passaggio di un sistema frontale con relativa ciclogenesi in evoluzione dal golfo ligure all'Adriatico settentrionale.
I massimi quantitativi sono occorsi nel ravennate settentrionale ed occidentale (in pratica il lughese) ai confini con le province di Ferrara e Bologna, mentre sul comparto faentino, forlivese-cesenate e riminese gli accumuli, pur non trascurabili, sono stati inferiori, fino a risultare di pochi centimetri lungo la fascia costiera a causa del temporaneo intervento, nella nottata di venerdì di correnti orientali marine più miti che hanno indotto qualche ora di pioggia o al più pioggia mista a neve.
Complessivamente il range cumulativo può essere sintetizzato con 16-22 cm su lughese; 8-13 cm su faentino e forlivese; 7-10 cm su ravennate orientale e cesenate per finire con 1-3 cm lungo la costa.
Si tratta di accumuli certamente non di primissimo livello ma comunque ragguardevoli considerando il periodo stagionale, non tra i più inclini al verificarsi di abbondanti nevicate rispetto ad altri periodi, e comunque il più rilevante, tenendo conto dell'estensione dei fenomeni, dal dicembre 2001.
Con il miglioramento delle condizioni meteorologiche grazie all'allontanamento verso i Balcani della saccatura artica, l'aria fredda, affluita nei bassi strati attraverso la Francia unitamente all'irraggiamento notturno ed all'effetto albedo garantito dalla significativa copertura nevosa, ha indotto un sensibile calo termico che, seppure in maniera difforme, ha interessato praticamente tutta la regione, portando i termometri su valori di molto inferiori alla norma del periodo e con alcuni di essi alquanto significativi.
Il comparto di bassa pianura del lughese nordoccidentale ha visto i valori più bassi, evenienza assai comune in tali circostanze, con la località di Lavezzola (Arpa-SIMC) che ha toccato -15.9°C nella notte tra il 19 ed il 20 dicembre; cui segue Voltana (Arpa-SIMC) con -14.8°C; S. Agata sul Santerno ad Alfonsine (Arpa-SIMC) con -13.0°C e Bizzuno di Lugo (ASMER) con -11.7°.
Per la località di S. Agata si tratta del nuovo record dicembrino che supera il valore di -10.4°C del 28/12/2001. Anche il comprensorio di Ravenna evidenzia valori di tutto rispetto con -11.3°C (ASMER) e 9.0°C (rilevazione urbana Arpa-SIMC).
Su forlivese, cesenate e riminese i valori sono stati relativamente più miti ma ugualmente ragguardevoli, mantenendosi comunque ben al di sotto dei -5°C ed in qualche caso prossimi a -10°C; ciò a causa di passaggi nuvolosi notturni o alla presenza di nebbia alta che ostacolano le perdite di calore per irraggiamento radiativo.
Tuttavia nella tarda serata del 20 è toccato al comprensorio faentino, in assenza di nebbia alta, raggiungere valori di sicuro rilievo, tra cui spiccano un notevole -11.6°C dell'osservatorio Torricelli; -12.5°C in località Reda (Arpa-SIMC) e -11.2°C a Granarolo faentino (Arpa-SIMC); cui va ad aggiungersi un dato provvisorio -10.2°C a Forlì (AM).
Da segnalare inoltre come le temperature massime del giorno 20 abbiano a fatica superato valori di -3/-4°C anche in condizioni di cielo sereno, la qual cosa non accade molto frequentemente, sebbene sia occorsa in una fase stagionale nella quale le giornate sono particolarmente corte. Anche siffatto aspetto contribuisce a classificare l'episdio in corso come alquanto rilevante.
Insomma si tratta di una fase invernale assai cruda sebbene di breve durata, nella quale si sono riproposte come non si vedeva da tempo cospicue nevicate e basse temperature, non solo nei valori minimi ma anche in quelli massimi. Se si considera poi che l'attuale contesto climatico è molto più facilmente incline a stabilire record di temperature elevate, questo episodio va valutato col dovuto rispetto senza ovviamente scomodare eventi storici, almeno per quanto concerne il comparto romagnolo.
Siamo ora in attesa di un radicale cambio di circolazione che prevede l'avvento di vivaci correnti meridionali a sostituire quelle assai fredde occorse nei giorni scorsi; ciò a causa dell'approfondimento di vaste aree depressionarie sul vicino Atlantico.
Tuttavia nel catino padano l'aria molto fredda si è oramai ben stratificata in prossimità del suolo, e per avere rialzi termici rilevanti occorrerà ancora un pò di tempo, mentre sui rilievi l'addolcimento delle temperature sarà assai rapido.
P.Randi
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