Prove tecniche di primavera

   Obiettivo: riuscire ad innescare qualche isolata cella temporalesca sulla bassa pianura.
Coefficiente di difficoltà: 6.0 (pari ad un tuffo dal trampolino con 4 avvitamenti, 4 salti mortali carpiati ritornati, più un axel ed un rittberger da pattinatore già che ci siamo).
Equipaggiamento preventivo: minimo sindacale di attività convettiva ad innesco orografico nel pomeriggio su Prealpi ed Appennino; Un pizzico di fresco con carica “dall’alto” (cut-offino teutonico che si approssima alle Alpi con mezzo etto scarso di vorticità positiva a traino).
Svolgimento dei lavori: la convezione orografica dovrà impegnarsi per produrre adeguati cold pool (la piscina fredda non c’è solo a Milano Marittima) e relativi outflow boundary (che non è la marca di un dentifricio) con diffusione “a ventaglio” (1 e 2 in figura).
Essi dovranno incamminarsi verso le rispettive valli e darsi appuntamento in un’area da concordare.
Se poi volessero anche raffreddare un po’ la medio-alta troposfera ben vengano; basta l’incudine e non serve il martello.
Nel frattempo il “coastal PBL” (3) tipicamente aprilino, stabilizzato dal basso dalle fresche acque superficiali adriatiche, dovrà a sua volta procedere (con tatto) verso l’entroterra soffiando un po’ di CAPE (non sante, quelle rimangono in mare) verso il luogo di appuntamento dei due OB (niente paura ragazze, l’assorbenza c’entra nulla).
Tutti quanti dovranno contribuire a concentrare una manciata di energia convettiva potenziale disponibile in spazi più angusti aiutando un pizzico a motivare i moti verticali, magari indotti un pelino anche dalla convergenza dei due OB.
Cantiere: pianura emiliana, meglio quella settentrionale al netto degli “umarèl”.
Target: tramonto o serata, non nottata, perché in quel caso il merito se lo attribuirebbero le truppe tedesche alla conquista del Piemonte che sarà completata domattina.
Un po’ di CAPE dovremmo avviarlo nel pomeriggio (vedi rs previsto, anche se da global model e riferito al most unstable, quindi si bara un pizzico); vediamo di distribuirlo e concentrarlo al meglio.
Ci sono anche i MULI (no, niente equini), ovvero Most Unstable Lifted Index, ma quelli ce li teniamo per le grandi occasioni.
Probabilità: se la montagna, specie Alpi e Prealpi, non si darà da fare sono le stesse che ha il Milan attuale (o meglio, il Giannino food & karaoke) di battere il Bayern 2-0 all’Allianz Arena. Talora poi i LAM eccedono uno zinzello nel simulare gli effetti degli outflow boundary orografici a mano a mano che ci si allontana dal core delle celle convettive.
Ma sono prove tecniche per l’appunto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *